I casi di cronaca sono finestre aperte sulla nostra ottusità mentale.
O meglio: il modo di raccontare la cronaca, gli argomenti che ne accompagnano la narrazione.
Rappresentazioni di una ragione ormai dimentica della seppur minima consapevolezza storica si sè.
Basti pensare al ruolo del vibratore di Amanda Knox.
Un'imputata che, in udienza, chiede la parola per spiegare i motivi della presenza di quell'oggetto nel bagno. Amanda si giustifica. Uno scherzo, Vostro Onore.
Ora. Che la presenza di un vibratore nella casa dove è accaduto un delitto assuma valore dirimente nella valutazione di fatti processuali mi pare dirla lunga su molte cose.
E' ridicolo e drammatico al tempo stesso che l'argomento assuma rilevanza per l'accusa.
E' ridicolo e drammatico al tempo stesso che l'argomento assuma rilevanza per la difesa ( vibratore = insanità mentale?)
E' ridicolo e drammatico che non si sia levata alcune voce (almeno, a quanto mi risulti) a sottolineare il ridicolo e il drammatico della vicenda. Vorrei sapere dov'è che i giornalisti apprendono l'arte del proprio mestiere.
Intanto, attendo una nuova puntata di Vespa. Magari questa volta, con il plastico, si richiederà l'intervento dell'esperto anche su questo. Ho i miei dubbi, però. L'argomento va sventolato ma non esibito. Troppo scabroso, signora mia.
Niente. Presa da sconforto e indignazione, mi rileggo Gilman e il buon caro e vecchio Foucault.
Il modo di rappresentare la sessualità, gli argomenti che usiamo per farlo, il contesto nel quale li usiamo, hanno una storia che la dice lunga su ciò che siamo e su ciò che vogliamo essere.
Il guaio è che qui gli argomenti della "Ragione" (perizie, tribunali!) affiancano e strizzano l'occhio al cattolicesimo più ottuso.
Meditate, gente, meditate.
Vibratori, su Rieducational Channel.
Corro a nascondere il mio? Hai visto mai....
Fuori dal tunnel delle feste...quasi. Intravedo una luce bianca di neve e ghiaccio. Ci siamo quasi, e non è che sia particolarmente confortante. Ma tant'è. Per lo meno, c'è silenzio. Che, forse, è il silenzio necessario.
Ora gli auguri sì che possono arrivare. Sì che voglio farli. A tutti, e a me.
Tanto per cominciare (con Brezsny):
Acquario (20 gennaio - 18 febbraio)
Ho tre citazioni per te. Annotale e tienile in evidenza per tutto il 2009. Daranno il giusto tono a ogni cosa che farai. La prima è dello psicologo Abraham Maslow: “Il musicista deve fare musica, il pittore deve dipingere e il poeta, se vuol essere sempre in pace con se stesso, deve scrivere. Ognuno deve essere quello che può essere”. La seconda citazione l’ho presa in prestito dalla coreografa Agnes de Mille: “Balla con il corpo che hai”. La terza è dello storico Gerald Sorin: “Quando Reb Zusya andò in paradiso, Dio non gli chiese perché per tutta la sua vita terrena non era stato Mosè, ma perché non era stato neanche Zusya”.
E buona camicia a tutti.
Milano la stazione centrale. Milano e il suo rimbombo. Milano luce artificiale. Milano sciatta. Milano sporca. Milano lavori in corso. Milano senz'aria. Milano che il bello lo nasconde sotto un tappeto di polvere. Milano delle insegne assurde. Milano di cantieri. Milano la camorra. Milano si fa ricca. Milano che sfrutta. Milano l’arroganza. Milano di povera gente. Milano che predica. Milano che petula. Milano che specula. Milano negra e spagnola. Milano della gente che dorme sul bus. Milano dell'esasperazione. Milano la rassegnazione. Milano vene blu. Milano senza ossigeno. Milano la quantità. Milano business. Milano che ti entra nella pelle con il suo sporco. Milano di una volta dov'è. Milano ruffiana. Milano che ti fa l’occhiolino. Milano che ti vuole dalla sua. Milano a calci in culo. Milano che schiaccia. Milano il senso comune. Milano del “è così che funziona”. Milano senso unico. Milano la finanza. Milano letterine e tronisti. Milano luce gialla. Milano uomini alti. Milano dei piccioni. Milano tossica. Milano l'inconsistenza. Milano radical chic. Milano fighe di legno. Milano le borse Louis Vuitton. Milano gli aperitivi. Milano voce acuta. Milano trucco sbavato e rughe profonde. Milano parole al vento. Milano
Scrivere una canzone così a diciott'anni.
Diciotto.
Buona giornata a tutti.
E poi arrivano i momenti in cui tutto sembra (ri)comporsi. Improvvise epifanie percettive che vanno ben oltre te e i tuoi pensieri, ma che ti contengono. Gentili, come un guanto di flanella morbida.
Succede quando cammini per strada e l'Ipod passa le prime note di Echoes - e fuori il cielo ha cambiato colore tutto d'un tratto, e c'è un bel vento, e l'aria è carica dell'odore denso di una pioggia sottile. E questa è la perfezione, pensi.
"...and no one knows the wheres or the whys
but something stares and something tries
and starts to climb towards the land"
"Una medicina non ippocratica non è una medicina anti-ippocratica (...). Il potere curativo della natura non viene negato da un trattamento che lo governa e lo integra. L'ippocratismo constatava che le forze della natura sono limitate (...). La medicina non ippocratica può in effetti allargare questi limiti. Oggi, l'ignoranza consisterebbe nel non domandare alla natura ciò che non è della natura.
(...)
Il miglior modo per la medicina contemporanea di onorare Ippocrate è quello di cessare di rifarsi a lui. Essa non può celebrare meglio l'intuitiva correttezza della visione ippocratica dell'organismo che rifiutandosi di seguirne la pratica di osservazione e attesa"
G. Canguilhem, Sulla medicina